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“Prevenzione dell’ictus cerebrale, fattori di rischio correlati”

 L’ictus cerebrale è tra le principali cause di mortalità e disabilità nel mondo e nel nostro Paese. Si stima che ogni anno si verifichino circa 1.400.000 nuovi casi in Europa. La patologia steno ostruttiva carotidea extracranica, quasi sempre di origine aterosclerotica, è responsabile con eziopatogenesi embolica o emodinamica di circa il 15-20 % degli ictus.

Una diagnosi precoce è fondamentale perché consente di evitare l’insorgenza di complicanze gravi.

A seguito di un processo chiamato aterosclerosi  le pareti carotidee possono  andare incontro ad un progressivo irrigidimento accompagnato dalla riduzione del lume interno; tale fenomeno è causato dal graduale accumulo di depositi (placche ateromatose) costituiti da proteine, grassi, tessuto fibroso ed altri detriti cellulari (ad esempio cellule infiammatorie). Nel tempo, queste placche possono formare una grande massa che riduce il diametro interno dell'arteria, limitando il flusso sanguigno (si parla di stenosi carotidea).

I soggetti maggiormente a rischio di stenosi carotidea sono coloro che presentano

  • Ipertensione arteriosa (un eccesso di pressione sulle pareti delle arterie può indebolirle e renderle più vulnerabili ai danni
  • Ipercolesterolemia (elevati livelli di LDL ossia colesterolo cattivo e di trigliceridi nel sangue favoriscono la formazione di placche ateromasiche)
  • Diabete Mellilo
  • Obesità
  • Sesso maschile
  • Fumo (la nicotina può irritare il rivestimento interno delle arterie, inoltre, aumenta la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa)
  • Familiarità per eventi ischemici
  • Inattività fisica (la mancanza di regolare esercizio fisico  predispone ad una serie di condizioni, tra cui l'ipertensione, il diabete e l'obesità)
  • Età maggiore ai 60 anni (le persone anziane hanno più probabilità di essere colpite da stenosi carotidea, in quanto con l'età, le arterie tendono a essere meno elastiche)

Studi recenti hanno dimostrato che il fattore fattore stress nei soggetti di giovane età, è direttamente responsabile della patologia carotidea. I giovani che fino ad ora non erano considerati soggetti a rischio, una volta sottoposti a screening, si sono rivelati portatori di patologia carotidea ed il grado di  patologia  era direttamente proporzionale ai livelli di stress cui erano sottoposti. Si è concluso quindi che lo stress sia responsabile dell’iperplasia intimale ossia dell’ispessimento ed irrigidimento delle pareti arteriose che rappresenta la fase pre placca aterosclerotica.

Da qui emerge l’importanza dello screening anche nei soggetti giovani allo scopo di scoprire la malattia in fase precoce e di adottare gli accorgimenti necessari per tentare di limitarne la progressione nel tempo.

 

La complicanza più grave della malattia ostruttiva dell'arteria carotidea è l'ictus, in quanto può provocare danni permanenti al cervello e, nei casi più gravi, può essere fatale.
Ci sono due diversi modi in cui la presenza di una placca ateromatosa aumenta il rischio che questo possa verificarsi:

  • Riduzione del flusso di sangue. A seguito dell'aterosclerosi, il lume della carotide può andare incontro ad una tale riduzione, che l'apporto di sangue non è sufficiente per raggiungere alcune parti dell'encefalo
  • Rottura della placca. Un pezzo di placca ateromatosa può rompersi e staccarsi, viaggiando fino alle più piccole arterie nel cervello. Il frammento può rimanere bloccato in una di queste arterie cerebrali, creando un'ostruzione che blocca l'afflusso di sangue alla zona del cervello che il vaso irrora.

 

Nel 90% dei casi la stenosi carotidea è asintomatica, nel 10% dei casi può manifestarsi con segni o sintomi che possono essere transitori o permanenti:

  • Improvviso intorpidimento del volto o debolezza degli arti, spesso su un solo lato del corpo;
  • Incapacità di spostare uno o più arti;
  • Difficoltà a parlare e a comprendere;
  • Improvvisa difficoltà nella visione mono o bilaterale
  • Vertigini o perdita di equilibrio

 Se si verifica una qualsiasi di queste manifestazioni è importante cercare cure d'emergenza, per aumentare le possibilità che la malattia dell'arteria carotidea venga individuata e trattata tempestivamente, prima che si verifichi un ictus invalidante. 

 È possibile prevenire l’ictus ischemico adottando una serie di buone regole che possano correggere i fattori di rischio modificabili, come ad esempio il fumo, l’ipertensione, la, dislipidemia, il diabete, lo stress, l’obesità e sottoponendosi a un esame ecocolordoppler dei tronchi sovraortici, specie in caso di soggetti a rischio. 

 Questo esame permette di visualizzare in maniera precisa anche le placche più piccole, rendendo possibile il loro monitoraggio nel tempo e la loro correzione nei casi più gravi.

 Si tratta di un esame veloce, non invasivo e che non richiede l’utilizzo di mezzo di contrasto. 

 Nei casi in cui l’esame ecocolordoppler evidenzi una stenosi lieve o moderata in un soggetto asintomatico si opterà per una terapia medica basata su farmaci antiaggreganti piastrinici e sulla correzione dei fattori di rischio abolendo il fumo,  diminuendo i livelli di colesterolo anche mediante l’utilizzo di statine, se necessario, diminuendo i livelli di glucosio nel sangue, diminuendo i valori di pressione arteriosa, diminuendo lo stress psicofisico, diminuendo il peso corporeo.

Nei casi in cui l’Ecocolordoppler evidenziasse una placca critica (stenosi maggiore al 75%) oppure una placca a rischio, anche se il paziente è asintomatico, sarebbe necessario optare per un’indagine di secondo livello come l’angio TC TSA e se la diagnosi fosse confermata, la correzione chirurgica della patologia. Nei soggetti sintomatici vengono trattate chirurgicamente anche stenosi del 50%.

La correzione chirurgica della patologia carotidea può essere eseguita sulla base di determinati fattori, mediante tromboendoarteriectomia (TEA) carotidea o mediante stenting carotideo (PTA).

Nella TEA dopo aver effettuato un'incisione lungo la parte anteriore del collo, il chirurgo apre l'arteria carotide colpita e rimuove la placca ateromatosa, l'arteria viene riparata con punti di sutura.  Il posizionamento di uno stent carotideo è una procedura meno invasiva rispetto all'endoarteriectomia carotidea, in quanto non comporta un'incisione nel collo, attraverso un accesso percutaneo di solito inguinale viene fatto procedere uno stent sino a livello della lesione carotidea, lo stent viene inserito in modo permanente per costituire una impalcatura, che aiuti a sostenere le pareti delle arterie e a mantenere pervio il lume della carotide.

Entrambi questi interventi sono generalmente condotti in anestesia locale e prevedono un breve ricovero ospedaliero permettendo di risolvere in modo efficace e duraturo la patologia riducendo al minimo il rischio di ictus.